Abusi domestici in quarantena

Abusi domestici in quarantena

Tutti noi stiamo subendo visibilmente le conseguenze fisiche e psicologiche dell’isolamento, del distanziamento sociale, della chiusura di scuole e attività e della vulnerabilità economica causata dalle regole imposte da questo lockdown.
Un isolamento che continua da più di un mese e che si protrarrà per un tempo ad oggi indefinito.
Siamo tenuti a restare il più possibile in casa perché considerata un posto sicuro per evitare il contagio e quindi il protarsi della pandemia.

Ma la casa può essere un posto sicuro per tutti?

L’OMS riporta gli ultimi dati pubblicati da Axios che indicano come la prevalenza della violenza sulle donne sia triplicata durante l’emergenza del COVID-19 rispetto all’anno scorso.
A livello globale, 1 donna su 3 ha sperimentato almeno una volta violenza fisica e/o sessuale da parte del proprio partner.
Se hanno figli anche loro saranno sicuramente stati vittime come le madri di questi aguzzini.

L’isolamento è una delle caratteristiche più comuni delle relazioni abusanti, ed è già stato dimostrato come la violenza domestica aumenti durante i periodi di vacanza dal lavoro sia per le donne che per i figli.
Per tante donne andare a lavoro o accompagnare i bambini a scuola significa poter sfuggire anche solo per poco alle dinamiche di violenza domestica nelle quali vivono tutti i giorni.
L’imposizione dell’isolamento può amplificare il rischio a cui queste persone sono esposte, trovandosi a dover condividere per tutto il giorno gli spazi familiari con il proprio maltrattante e magari vedere i propri figli maltrattati tutti i giorni.

In questa situazione diventa quasi impossibile chiedere aiuto.

Molte strutture di accoglienza per donne vittime di violenza sono state chiuse o fortemente limitate nella loro attività.
Questo significa anche una maggiore difficoltà ad accedere ai vari supporti specialistici e ai luoghi di rifugio. Le circostanze attuali portano a scoraggiare ancora di più le donne a denunciare gli abusi.

Farmacie e supermercati sono adesso gli unici luoghi che le donne abusate possono frequentare. In questi luoghi è presente materiale informativo per aiutare le donne a denunciare le violenze.
Inoltre i dipendenti devono essere in grado di fornire la prima assistenza per chi avesse bisogno di aiuto.
In alcuni paesi è possibile denunciare una violenza dicendo una parola, apparentemente fuori contesto, come che è in grado di attivare tutte le procedure per aiutare la donna e metterla al sicuro.

Cosa fare se siamo vittima di violenza o conosciamo qualcuno che lo è?

Resta sempre attivo h24 il numero 1522 per denunciare una violenza domestica. Inoltre dal sito sito è possibile chattare direttamente con un’operatrice.
La rete dei centri antiviolenza sta poi segnalando le possibilità rimaste attive sul territorio italiano.
In alcuni spazi femministi sono aperti dei canali diretti via chat per chi non potesse chiamare.
Anche Non Una di Meno si sta attivando per aiutare le donne vittime di abusi per quanto possibile.
L’app YouPol che prima era attiva solo per denunciare atti di bullismo, adesso accetta anche denunce di violenza domestica.
Per chi invece avesse bisogno di interrompere una gravidanza esiste una rete di solidarietà fornendo punti di riferimento e aiuto.
Trovate anche un canale Telegram a cui fare riferimento.

Molti paesi hanno attivato rifugi di emergenza, usando alberghi chiusi per le madri ed i figli.
Questi luoghi sono stati scelti in prossimità di supermercati e farmacie per evitare di passare troppo tempo fuori ed essere vulnerabili.

Purtroppo non ho un rimedio da consigliarvi in questa situazione.

Vi posso solo dire che chiunque avesse bisogno può scrivermi, può fermarmi al supermercato o in farmacia.
Se mi vede per strada e chiedermi aiuto in ogni momento.

Mi auguro che ognuno di noi mai come ora decida di tendere una mano a chi ha più bisogno.

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