Le medicine salvano la vita ma…

Elisa Pasquini Ben-essere umano 5 Comments


…sono sempre strettamente necessarie durante un intervento?

Poche settimane fa sono stata a fare un piccolo intervento all’ospedale. Devo dire che è stata un’esperienza abbastanza agghiacciante, di una disorganizzazione unica, di una mancanza di rispetto e di mancanza di empatia. Fino ad arrivare ad un’aggressione verbale perché avevo rifiutato delle medicine non necessarie.

Già dal momento in cui mi hanno convocato per l’intervento c’è stata una grande disorganizzazione

Mi hanno dato un orario, dicendomi che potevo fare colazione e che non era necessario nessun esame pre-operatorio ed inoltre che non era necessario che mi togliessi il gel alle unghie. Peccato che quando sono arrivata hanno storto il naso perché, guarda caso, avevo fatto colazione. Portata in sala operatoria sbuffato vistosamente perché non riuscivano a valutare il battito cardiaco e perché, essendo di per se molto basso, sarebbe stato necessario un ECG. Se al mattino ero tranquilla, tutto ciò ha iniziato ad innervosirmi. Sbaglio?

L’intervento viene eseguito senza anestesia perché altrimenti avrebbero dovuto rimandarlo

Il dottore era molto in dubbio se intervenire o meno, visto che la situazione non era delle più rosee. Sul finire si decide ad intervenire senza anestesia, dicendomi di avvisare se avessi provato dolore. Ed infatti non appena ho iniziato a sentire dolore l’ho segnalato. Sebbene fosse tollerabile Il dottore procede ed io continuo a soffrire.

Il bello però deve ancora venire!

Finito l’intervento mi tiro su a sedere, e mi viene la nausea.
Avviso gli operatori e questi mi fanno stendere. Mi fanno alzare nuovamente e la nausea ritorna. Chiedo gentilmente di poter vomitare, mi viene risposto di no. Chiedo se posso andare in bagno e mi viene detto di no. La pressione ed il battito precipitano. Viene chiamata un’altra dottoressa che decide che l’unica soluzione sarebbe stata uno stimolante per alzare la pressione ed il battito oltre ad un antidolorifico.

Stanno per partire con le iniezioni ed io le dico che se non sono strettamente necessarie non le voglio. E quindi mi attaccano una flebo.

Lei lo sa che è in ospedale vero? Qui curiamo la gente con le medicine. Lei la prende la tachipirina quando ha la febbre? No.

Questo è quello che mi viene urlato addosso, vengo spostata e messa in una stanza sotto monitoraggio, con persone che arrivavano e scuotevano il capo, come se fossi una pazza ad aver rispettato il mio corpo che naturalmente aveva bisogno del suo tempo per riprendersi da un invasione. Il nostro corpo è una macchina perfetta che reagisce come crede ad un aggressione.

Tempo 30 minuti e camminavo con le mie gambe.

Questo è stato il tempo necessario per il mio corpo per tornare alla normalità, non provare dolore e riprendere con la pressione ed il battito cardiaco. Ma quale sarebbe stato il tempo necessario a tutto il mio corpo per smaltire le molecole chimiche delle medicine? I miei organi interni si sarebbero comunque un po’ intossicati ed avrebbero faticato ad eliminare le scorie.

Io sono convinta che le medicine salvino le vite e che debbano assolutamente prese nelle fasi acute di una malattia.

Ma credo che spesso se ne abusi e si preferisca la via più veloce piuttosto che dare tempo al corpo di elaborare i cambiamenti. In ospedale non c’è tempo e voglia di ascoltare il paziente e i metodi di lavoro, come nel mio caso, sono davvero discutibili. In fondo a me, per riprendermi, c’è voluta mezz’ora e non ho avuto più nessun tipo di dolore nei giorni successivi, nessun malessere, nessuna complicazione. Perché aggredirmi così?


Comments 5

  1. Si, sono d’accordo, da paziente seriale che ogni poco ha a che fare con gli ospedali, raramente si è accolti empaticamente, eppure ritengo che con poco, una semplice attenzione in più, possa essere determinante per vivere meglio anche certi momenti.
    L’educazione e la sanità pubblica sono il tornasole di una società.
    Eppure la direzione sembra essere opposta e vissuta con rancore.

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      Esatto 🙁

      Il dolore e la malattia sono cose così intime e delicate che dovrebbero essere trattate con estrema cura. Ci sono tante brave persone nella sanità ma ci sono anche tante mele marce. Comunque grazie per il tuo parere e per aver lasciato un commento sul mio blog.

      Un saluto
      Elisa

  2. Forse ti avrebbero lasciato spiegare e attuare le tue facoltà nell’impiegare cristalli all’uopo?

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      Ma io non la vedo così Riccardo.
      Volevo riflettere sulla effettiva necessità di prendere farmaci e sulla mancanza di empatia e pazienza. Non mi hanno consentito di andare in bagno, di rimettere. Mi hanno trattata male. In fondo, non ho fatto richieste impossibili. Ho solo fatto una richiesta che rientra nei miei diritti di paziente. Non volevo passasse un messaggio errato perché io nella medicina ci credo. Forse sono i medici che mi lasciano perplessa 😉

      1. Si, sono d’accordo, da paziente seriale che ogni poco ha a che fare con gli ospedali, raramente si è accolti empaticamente, eppure ritengo che con poco, una semplice attenzione in più, possa essere determinante per vivere meglio anche certi momenti.
        L’educazione e la sanità pubblica sono il tornasole di una società.
        Eppure la direzione sembra essere opposta e vissuta con rancore.

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