You are currently viewing Il primo chakra: caratteristiche e pietre associate

Il primo chakra: caratteristiche e pietre associate

Muladhara è un termine sanscrito che significa “sostegno della radice”: rappresenta quindi le radici, le fondamenta, la sopravvivenza e il proprio corpo fisico. Parte dalla punta dei piedi fino dove si incontrano le gambe, ed è fisicamente localizzato alla base della colonna vertebrale a livello del coccige, tra l’ano e gli organi genitali. È fonte di stabilità, radicamento e di sicurezza. 

È legato alla materia, alla terra, il più solido fra gli elementi, da cui trae il nutrimento per farci sentire vivi. È collegato al colon e agli arti inferiori, mentre la ghiandola endocrina di riferimento è il surrene, che, attraverso la produzione di adrenalina e noradrenalina, consente la reazione attacco o fuga che attiviamo in risposta a un pericolo o a uno stress. 

Per crescere forte e rigogliosa, una pianta ha bisogno di radici salde e profonde: ugualmente, un primo chakra stabile consente di creare delle basi forti su cui costruire un corpo florido e in salute. Nell’antica Grecia, i giovani si dedicavano per due anni ad esercizi fisici e militari, in modo da rendersi consapevoli della propria dimensione corporea e poterla sviluppare in modo armonioso: era la conditio sine qua non per poter poi intraprendere un cammino spirituale e avvicinarsi agli dei. Costruendo delle forti fondamenta, aumentiamo la nostra solidità, la nostra fermezza, rinsaldiamo i giusti confini mantenendo calma e sicurezza senza piegarci. Il primo chakra ci riporta quindi agli aspetti strutturali della nostra vita, come la casa, il lavoro, il corpo fisico, la dieta e l’attività fisica: tutte quelle azioni quotidiane che ci consentono di sentirci sicuri e radicati in noi stessi, azioni da cui partire per evolverci dal punto di vista umano e spirituale. Riguarda i nostri diritti più importanti: il diritto di stare qui, di avere, di esistere. 

Muladhara è di colore rosso, come il sangue che consente la circolazione dell’energia e quindi il benessere fisico. È il colore più intenso e vibrante, con la maggiore lunghezza d’onda e la vibrazione più lenta all’interno dello spettro visibile. Il senso corrispondente è l’olfatto: sentire gli odori della terra è ciò che ci riconnette alla natura e al nostro naturale modo di vivere. 

Il primo chakra e l’istinto di sopravvivenza

La sfida della sopravvivenza è il primo passo per avvicinarci a noi stessi e a compiere il nostro percorso verso un benessere profondo e duraturo. Muladhara è la base dell’intero sistema, la prima pietra su cui tutti gli altri chakra si posano. Nel momento in cui riusciamo a soddisfare il nostro primo chakra, il funzionamento delle condizioni basali per sopravvivere diventa una routine di sottofondo che ci consente di dedicarci a impegni e compiti più elevati. Ciò avviene quando abbiamo appagato i nostri istinti primari, come il nutrimento, il sonno, il nido domestico, il riparo dai pericoli; ma quando c’è qualcosa che mina la nostra sopravvivenza, come un incidente o una malattia grave, tutte le energie vengono convogliate nel ripristino di queste condizioni di base, non lasciando spazio ad alcun altro tipo di attività. Questa sensazione di insicurezza e di panico, che finisce per invadere tutti gli aspetti della vita, intrappola la coscienza a questo livello, impedendo di elevare l’attenzione verso scopi più alti. Uno squilibrio in Muladhara può compromettere questioni come denaro, casa, lavoro, cibo, relazioni. Si può incorrere in problemi finanziari o avere un rapporto squilibrato col denaro, sperperandolo o trattenendolo con avarizia, oppure mostrando uno spirito stacanovista sul lavoro senza riuscire a dedicarsi agli aspetti più spirituali. Si può manifestare un alterato rapporto con il cibo, come squilibri alimentari, intolleranze o tendenza all’esagerazione o alla privazione. Viene meno la sicurezza di poter badare a se stessi con gioia e serenità.

Il primo chakra: il radicamento

Per sostenere e alimentare un forte Muladhara, abbiamo bisogno di sentire e nutrire il nostro contatto con la Terra. Questo ci consente di esserci nel presente, in ciò che facciamo e con le persone con cui siamo. Senza il radicamento perdiamo di stabilità, di equilibrio, di “presenza” mentale e fisica: perdiamo il contatto con noi stessi e con gli altri. Trascorrendo sempre più la nostra quotidianità in mezzo al cemento e ai motori, rendiamo più fragile il contatto con la Natura, e quindi con il nostro istinto: è come se perdessimo la nostra casa, simbolo da sempre di sicurezza e protezione. Il radicamento ci consente di affrontare meglio lo stress, di avere un porto sicuro dove tornare: ci dà delle direzioni per il futuro e più serenità nel prendere decisioni. Stare sui nostri piedi ci permette di procedere nella vita. È più facile saltare su un terreno solido: avere radici stabili significa quindi spingere verso il basso rimanendo stabili, mentre si innalza la coscienza verso i chakra superiori. 

Inoltre, mettere radici ci consente di mettere delle sane limitazioni. Significa essere presenti nel qui e ora, riuscire ad essere consapevoli della realtà percependola attraverso i nostri sensi; siamo più connessi al campo delle sensazioni ed evitiamo di vagare troppo con la mente come se non fossimo del tutto qui, andando a dissipare inutilmente energia. Muladhara funge così da parafulmine, scaricando il corpo, sovraccaricato da stress e tensioni della  quotidianità, in un corpo più grande in grado di contenerle e smaltirle. Chiudere la nostra giornata accoccolandoci nella nostra poltrona preferita, con un buon pasto e con le persone a noi care, fa distendere la mente facendoci sentire protetti e al sicuro. 

Il primo chakra: sentirsi a casa

Le nostre radici rappresentano il luogo da cui siamo venuti e dove ritornare: la terra, l’utero della nostra mamma, la nostra famiglia. Per rafforzare il primo chakra, dobbiamo scoprire il nostro passato e immergervici, in modo da poter poi scegliere con consapevolezza il “nostro” terreno fertile, la linfa che possa nutrire la nostra vita. Muladhara focalizza il periodo di vita intrauterino, la comunicazione con i nostri genitori biologici che influisce sull’equilibrio del nostro maschile e femminile e sulla fiducia che nutriamo verso la famiglia, base dell’evoluzione della nostra società. Tradizionalmente, la madre rappresenta il primo nutrimento e il proprio “porto sicuro”, mentre il padre fornisce la direzione: questi due aspetti sono fondamentali, perché diventeranno le basi per la sicurezza futura, compresi denaro, casa e lavoro. 

Quando Muladhara è in equilibrio, ci si sente stabili e sicuri, sentiamo di appartenere alla collettività e questo ci consente di creare delle relazioni vere e gratificanti. Se squilibrato, a causa di qualche ferita come l’abbandono, ci si può sentire persi, quasi senza legami o con la sensazione di essere fuori posto a casa propria e a disagio in mezzo agli altri. Le radici sono fatte della nostra parte più viscerale, di quelle emozioni profondamente radicate e istintive che sono state plasmate dai nostri ricordi del passato, dalle tradizioni della nostra “tribù”, della nostra cultura: il cosiddetto inconscio collettivo, come lo definisce Jung. Ritrovando le nostre radici, ritroviamo noi stessi e rafforziamo la nostra identità. Fondamentale, però, è riuscire a mantenerle senza divenire un riflesso del condizionamento di come “dovremmo” vivere portandoci a condurre una vita non nostra, ma rimanendo saldi mentre sviluppiamo la nostra individuale esistenza. 

Il primo charka: nutrire se stessi

Avere un proprio Muladhara in equilibrio e padroneggiarlo significa, nel senso più profondo, connettersi con il proprio corpo e comprenderlo. Il primo passo da compiere è quello di riconoscerlo, accettarlo, sostenerlo e amarlo: aumentando la centratura con noi stessi, riusciamo ad apprendere il linguaggio con cui il nostro corpo comunica con noi, accedendo così alle parti più profonde del nostro essere.Per fare questo, è fondamentale entrare in contatto con se stessi e avere coscienza delle proprie necessità psicofisiche. Spesso, presi dalla frenesia quotidiana o convinti di non meritarcelo, tralasciamo di dedicare del tempo alla cura di noi stessi, del nostro corpo, della preparazione dei pasti, saltiamo l’ennesimo appuntamento in palestra. Alla lunga questo atteggiamento ci allontana da noi stessi, portandoci a ignorare i messaggi di malessere che il nostro corpo ci invia, finendo per sviluppare vari disturbi. La kinesiologia ci insegna che ogni nostro dolore, trauma o sofferenza, viene registrato in una parte del nostro corpo; sappiamo che i bisogni e le abitudini vengono codificati da impulsi nervosi e che i nostri antenati sono presenti nel nostro DNA. Per questo l’espressione del nostro corpo non è altro che l’espressione di noi stessi: se notiamo di avere le spalle curve e appesantite il nostro corpo ci dice di averlo sovraccaricato, se abbiamo ginocchia doloranti potremmo non trovare un giusto sostegno nella nostra vita o aver difficoltà a fletterci, niente di più chiaro del nostro stomaco che si lamenta quando c’è qualcosa che non riusciamo a digerire

L’emozione del primo chakra: la paura

In Muhladhara ha sede il brahma granthi, il nodo di protezione che rimane chiuso finché rimaniamo legati alla stabilità, all’indolenza, e continuiamo ad identificarci unicamente con il nostro corpo fisico. Quando qualche situazione minaccia la sopravvivenza compromettendo il primo chakra, ci si sente invasi dalla paura: questa emozione scatena la produzione fisiologica di ormoni dello stress al fine di rendere il corpo pronto all’azione. Aumenta l’ipervigilanza, la tensione e l’agitazione: si ha difficoltà a rilassarsi e a lasciarsi andare. Anzi: si è “tranquilli” solo in uno stato di allerta costante, in modo da poter rispondere immediatamente in caso di pericolo. 

È fondamentale comprendere da dove proviene la paura che proviamo, e farla diventare nostra alleata: è lei infatti che ci fornisce la spinta per l’autoconservazione, ci mostra l’importanza che abbiamo e la necessità di prenderci cura di noi stessi. 

La ghiandola endocrina del primo chakra: il surrene

Per soddisfare le richieste legate alla sopravvivenza, il surrene deve consentire energia nel corpo, in modo da aumentare la consapevolezza, rapidità nel pensiero e nell’azione. Attraverso la produzione di cortisolo, adrenalina e noradrenalina, il surrene garantisce una reazione istantanea in cui la spina dorsale, attraverso le gambe, entra in contatto con la terra, il cuore batte più velocemente per implementare l’ossigenazione dei tessuti e i sensi si acuiscono per captare in maniera attenta tutti i segnali di pericolo. 

Chi è afflitto costantemente da problemi legati alla propria salute o deve lottare per portare cibo in tavola, si ritroverà sicuramente provato a livello di Muladhara. Persone che hanno dovuto lottare per sopravvivere, cresciute minacciate da violenza o povertà o che lavorano oppresse da mobbing, possono vivere in una condizione di continua allerta, in preda agli ormoni dello stress che inducono senza sosta ad attaccare o fuggire. In questo modo, lo stress perdura a lungo con conseguenze importanti, come tensione, agitazione continua e difficoltà a mantenere un sonno tranquillo e ristoratore. Lo stress diventa così la normalità, portando allo sviluppo di vari disagi psicofisici: pressione alta e problemi al cuore, fastidi allo stomaco, alterazioni del sistema immunitario e stanchezza cronica.

Pietre primo chakra: elenco completo
  • Basalto: Ottima pietra nera per sciogliere le contrazioni muscolari, viene usata nel massaggio hot stone. Lavora anche sulla circolazione sanguigna e quella linfatica.
  • Tormalina nera: la tormalina nera vi aiuta a radicarvi a terra, protegge dalle energie negative e tiene a bada lo stress.
  • Onice nera: rafforza il collegamento con la terra e con Madre Natura. Usando questa pietra potete comprendere molto meglio i vostri e gli altrui desideri. Promuove anche l’istinto di sopravvivenza.
  • Magnetite: è conosciuto anche come il cristallo sciamanico. Molto utile per supportare i processi di guarigione. .
  • Shungite: una pietra dalle note proprietà rigenerative. Utile per allontanare la stanchezza cronica, ma anche per difendersi dalle radiazioni elettromagnetiche. Potete usarla per alleviare i dolori che colpiscono la parte bassa della schiena.
  • Biotite: aiuta a mantenere la lucidità mentale. Considerata anche la pietra protettiva del parto.
  • Ematite: potete usarla per trovare la concentrazione perduta. L’ematite è un’alleata preziosa quando c’è bisogno di connettersi meglio con la terra. Usatela anche per pulire l’aura.
  • Ossidiana nera: lavora sulla circolazione sanguigna, usatela se volete entrare in contatto con le energie della terra ma anche con altri piani della realtà.
  • Actinolite: vi permette di superare i sensi di colpa, smettendo così di convivere con il loro ricordo ogni giorno. Vi aiuta a capire qual è il momento migliore per agire
  • Calcedonio rosso: è la pietra della vitalità e della forza. Utile nelle situazioni critiche. Dona energia, grazie a lei potete elaborare le strategie che vi servono. Migliora la circolazione.
  • Corniola: stimola i processi metabolici, aiuta a convivere meglio con il prossimo. Dona coraggio di portare fino alla fine i piccoli progetti iniziati.
  • Diaspro rosso: rafforza la forza di volontà, la combattività. Stimola le idee a muoversi verso la giusta direzione. A livello fisico invece, rafforza un po’ tutto quanto l’organismo.
  • Opale di fuoco: insegna a diventare più responsabili delle vostre azioni. E’ collegato sul primo e il secondo chakra.

Se sei incuriosito dalla Cristalloterapia e vuoi saperne di più consulta subito la mia pagina di benessere umano e  benessere animale e iscriviti subito alla mia newsletter per ricevere ogni mese tanti contenuti aggiornati per stare meglio!

Vuoi fare un corso sui cristalli, chakra e fiori himalayani? Qui trovi il video corso on demand che fa per te!

BIBLIOGRAFIA

Lascia un commento