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Il quarto chakra: caratteristiche e pietre associate

Esattamente a metà del ponte arcobaleno incontriamo Anahata, il cui nome in sanscrito significa “suono non causato”, ma anche “non colpito, non ferito, fresco e pulito”. Quando infatti il quarto chakra è pulito dalle ferite del passato, si apre in maniera fresca e innocente. Anahata riflette il centro dell’essere umano, la sua umanità: riguarda l’amore, la dedizione, la compassione e il senso di protezione. Si trova in mezzo al petto, infatti viene anche chiamato chakra del cuore. Da qui irradia la sua energia a tutta la gabbia toracica e agli organi che vi sono contenuti, come i polmoni e i bronchi, che consentono la respirazione, e il cuore, centro della guarigione (intesa come completezza di sé), dell’amore e della passione. Dopodiché, la sua energia prosegue con la parte alta della schiena, le braccia fino alle mani, terminando con la pelle, tutti apparati che stabiliscono il contatto diretto con l’ambiente esterno. Tutti gli organi nutriti da Anahata pulsano nel nostro rapportarci con gli altri. La ghiandola endocrina di riferimento è il timo, che, attraverso la produzione di timosina e timopoietina, stimola l’immunocompetenza del sistema immunitario, rappresentando quindi la capacità di relazionarsi all’altro. Lo stesso elemento di Anahata, l’aria, è ciò che è necessario per la nostra respirazione, il mezzo con cui apriamo uno scambio con il mondo esterno. 

Anahata collega il regno fisico e quello spirituale: costituisce la transizione dai chakra inferiori, che rappresentano il fondamento della nostra vita dal punto di vista fisico, emozionale e di potere personale, ai chakra superiori, che consentono l’accesso alla coscienza umana più elevata. È un ponte in continua trasformazione fra corpo e spirito: se si indebolisce, si finirà per vivere nella piena materialità del mondo fisico o staccati dal corpo nel mondo etereo. Qui inoltre si uniscono il maschile con il femminile, come rappresentato dalla stella di Davide: il triangolo rivolto verso l’alto rappresenta Shiva, il dio maschile, la consapevolezza di sé, mentre il triangolo rivolto verso il basso rappresenta Shakti, la progenitrice divina, l’energia. Il quarto chakra è di colore verde, il colore delle piante, che si spingono dalle radici affondate nella terra verso il cielo; ma è anche rosa, colore per eccellenza dell’amore puro. É collegato col senso del tatto, attraverso cui sviluppiamo il contatto e la cura. 

Il quarto chakra: l’amore

L’amore è un sentimento misterioso, che guida in maniera sottile tutte le nostre vite: tutti lo cerchiamo, tutti ne abbiamo bisogno, ma davvero pochi lo trovano, lo comprendono e sentono di averne abbastanza. A differenza delle mutevoli emozioni di Svadhisthana, l’amore è uno stato dell’essere, stabile, duraturo e costante. Si tratta di una forza che lega e unisce le nostre parti separate in qualcosa di più profondo. Grazie all’amore siamo in grado di trascendere il nostro ego per superare i nostri limiti. È un’energia circolare, che, una volta innescata, alimenta se stessa attirando amore a sua volta. Quando siamo innamorati, ci spogliamo delle nostre difese, stravolgiamo le nostre abitudini egoistiche e ampliamo la nostra percezione del mondo. Nel contempo approfondiamo il rapporto con noi stessi, ci prendiamo cura di noi, lasciamo emergere le parti più segrete in modo da poterle accettare e integrare. L’amore, l’accettazione e l’approvazione sono elementi fondamentali per la nostra crescita, perché ci consentono di accogliere noi stessi per come siamo per poi poterci amare. 

Per quanto sia una forza di un’energia dilagante, non è priva di nemici: tra questi, vi sono la gelosia e la paura del diverso che danno adito a omofobia, razzismo, disprezzo. Tutto  ciò che ostacola e distrugge l’unità porta ad un concetto di scarsità anziché di abbondanza, come Anahata ci insegnerebbe invece a sperimentare: è l’aprirci al diverso che ci consente di crescere superando noi stessi. La chiusura forma un muro che rende sempre più difficile ricevere e, al contempo, alimenta un rifiuto che mina il nostro equilibrio, distrugge il nostro senso di accettazione, disconnette, ci porta ad essere distaccati, separati e isolati. Compito di un quarto chakra equilibrato è invece quello di proteggerci e di equilibrare lo scambio in entrata e in uscita, per evitare che si crei un muro non solo verso l’esterno, ma anche tra i chakra inferiori e quelli superiori, disconnettendo mente e corpo. Imparare ad amare, infatti, richiede un equilibrio di tutti i chakra: dobbiamo essere in grado di sentire, di comunicare, di avere e mantenere una nostra autonomia, di vedere e comprendere l’altro, e soprattutto lasciare che accada. Sviluppare uno stato di questo tipo ci permette di trovare il nostro centro, la nostra ragione di vita; ci porta a percepire che siamo tutti fatti della stessa essenza e che ci troviamo ad affrontare gli stessi problemi, le stesse paure, che siamo tutti collegati nella nostra umanità a prescindere dalle differenze di sesso, colore, età, condizioni economiche. 

Il quarto chakra: la consapevolezza autoriflessiva

Partendo dai chakra inferiori in cui eravamo mossi dagli istinti e dalle emozioni, arriviamo a un centro in cui siamo più riflessivi e contemplativi riguardo a ciò che alimenta il nostro interno. Una riflessione più lenta ed accurata è necessaria per percepire il proprio sé, la propria essenza: quella parte così fondamentale ma che diamo talmente per scontata che quasi sempre la ignoriamo. Per entrare in contatto con questa parte essenziale di noi, dobbiamo prima contemplarla e poi comunicare con lei. La contemplazione è quel momento in cui osserviamo, ci rendiamo conto, senza giudizio, senza voler intervenire per cambiare: vediamo chi siamo, che siamo. Quando contempliamo il sé, assistiamo alla manifestazione di un’energia divina che vive dentro di noi, nella sua completa umanità fatta di gioia e lacrime, paure e speranze. È quel momento e luogo sacro che ci permette di riconoscere con consapevolezza il motivo, l’origine di tutto, e realizziamo che i disagi che proviamo derivano da una dissidenza tra ciò che ci troviamo a vivere e quello che realmente siamo. La guarigione dai nostri disagi deve partire da questo attimo di consapevolezza, senza il quale ogni disagio che abbiamo non farà altro che alimentarsi nel tempo, finché non saremo costretti a decifrarne i messaggi attraverso ciò che il nostro corpo andrà a manifestare. 

Da qui, il passo successivo è entrare in relazione con noi stessi, comunicare con quella parte che abbiamo fatto emergere attraverso un autoriflessione cosciente. Questa comunicazione porta alla luce motivazioni, azioni, obiettivi, ma anche paure e speranze, che sono le basi da cui partiamo per evolverci, per esternare e manifestare la parte migliore di noi stessi come risultato dell’integrazione fra ogni parte di noi stessi. Per cambiare i modelli e gli schemi di pensiero è necessario mettersi in uno stato di attenzione cosciente: solo facendo chiarezza e identificando la nostra identità desiderata, possiamo smettere di ripetere azioni e meccanismi automatici per mettere in atto invece nuovi comportamenti, con consapevolezza e autodisciplina, che ci consentiranno di crescere ed evolverci. Senza analizzare ciò che stiamo vivendo o abbiamo vissuto, siamo destinati a ripeterlo. Attraverso l’autoanalisi invece partiamo proprio dai nostri difetti, i nostri limiti, i nostri traumi, per condurre un percorso di consapevolezza che ci porterà a perdonarci e a perdonare, l’unico mezzo che ci consente davvero di liberarci dalle zavorre emotive e lasciar andare. Spesso quando non riusciamo a perdonare gli altri è perché ci sono cose per le quali non riusciamo a perdonare a noi stessi. Solo attraverso il perdono, ci scopriremo con stupore a provare gratitudine proprio per quei disagi, perché senza di loro non avremmo mai cominciato il nostro percorso interiore.

Il quarto chakra: equilibrio

L’equilibrio è la chiave di tutto ed è il cuore del funzionamento dell’energia Kundalini. Come abbiamo visto, il simbolo di Anahata rappresenta l’unione dell’energia con la consapevolezza di sé, il femminile e il maschile: è il movimento dello spirito nella materia e la liberazione della materia nello spirito, che si incontrano nel cuore in perfetto equilibrio. Qui riusciamo ad integrare mente e spirito, corpo e l’anima, ritrovando il nostro scopo ultimo. L’amore per se stessi è il punto di partenza fondamentale per trovare equilibrio tra luce e ombra, interno ed esterno, adulto e bambino interiore, e questo nasce nel momento in cui siamo disposti ad ascoltare, accettare e comprendere le nostre dualità interiori come sfumature dei nostri bisogni e delle nostre necessità. Questo è il fondamento per poterci poi aprire all’altro, riuscendo a interagire nel mondo e con il mondo, nel nostro scambio di dare e ricevere, nel socializzare e vivere serenamente i nostri momenti di solitudine, l’alternanza di obblighi e svaghi, tra necessità e divertimento. Dobbiamo conoscere il sé che vive dentro di noi per poter amare il sé che alberga in un altro, e dobbiamo amare il nostro sé per desiderare di offrirlo. Trovare l’equilibrio dentro di noi infatti è fondamentale per poter incontrare e sviluppare una relazione sana, forte e duratura tra due persone interdipendenti, perché l’amore richiede distanza e intimità al tempo stesso. Non si tratta di una condizione statica, un punto di arrivo cui mirare, ma un equilibrio dinamico che si stabilizza nel tempo lasciando spazio ad ogni persona perché possa fluttuare all’interno del rapporto con un senso armonico. 

Il quarto chakra: accogliere l’altro

Una volta raggiunto il nostro equilibrio e la nostra consapevolezza, possiamo propenderci verso l’altro per costruire una relazione di valore. Senza equilibrio, avremo sempre una situazione conflittuale, in cui uno dei due è troppo distante e l’altro si sente soffocato, uno prova attaccamento e l’altro sente reprimere il suo senso di libertà. Tutto questo può portare a frustrazione e risentimento, erodendo la disponibilità e la buona volontà. La ricerca costante dell’equilibrio risulta quindi essere fondamentale per mantenere viva una relazione degna di essere chiamata tale: una danza costante tra l’anima, che si rannicchia nella sicurezza del corpo, del nido famigliare e della permanenza, e lo spirito, che odia le costrizioni e le limitazioni e ama invece la libertà. Che sono dentro di noi e tra noi e l’altro. L’equilibrio interiore ci permette di trovare meglio un equilibrio con l’altro: quando la volontà ha appagato i suoi bisogni, è più facile comprendere questi rapporti, e scoprire il nostro “giusto posto”. La comprensione di questa perfezione, consente di aprire il cuore per ricevere. 

Situazioni di trascuratezza o abbandono, violenza emotiva o esperienze difficili vissute durante l’infanzia potrebbero alterare il nostro Anahata, diventando molto chiusi o al contrario assumendo la tendenza a rinunciare a tutto concentrandosi totalmente sugli altri e ignorare se stessi. La propulsione esaltante dell’amore mette sempre molto a repentaglio le nostre basi, le radici da cui traiamo nutrimento: è fondamentale conservare il nostro Io individuale, altrimenti rischiamo di cedere ogni parte di noi all’altro, per poi schiantarci nel momento in cui la fiamma si esaurisce. Se perdiamo il nostro equilibrio, non possiamo più dare sostanza ai nostri rapporti: continuando ad alimentare l’altro senza ricevere, alla fine non avremo più nulla da dare. L’amore non si trova nell’attaccamento, ma nell’armonia con noi stessi. Come  per i legami chimici, l’affinità può essere considerata una qualità vibrazionale: quando siamo in affinità, lo stato armonioso in cui ci troviamo dà un senso di coerenza a tutto ciò che facciamo e diciamo, irradiamo amore perché abbiamo sviluppato un centro coerente con noi stessi e che a sua volta riesce ad armonizzare le circostanze in cui ci troviamo. 

L’emozione del quarto chakra: il dolore

Anahata è la sede di vishnu granthi, un nodo energetico di dolore, sofferenza e limitazioni spirituali: questo nodo rimane chiuso finché rimaniamo ancorati all’azione, all’ambizione e alla passione, ma soprattutto finché non riusciamo a perdonare. Sciogliere questo nodo e svincolarsi dal dolore e dalle ferite interiori è fondamentale per permettere alla nostra energia spirituale di elevarsi ai chakra superiori e all’energia innovativa di poter discendere verso i centri della creatività. 

Il dolore è un macigno che pesa sul cuore: comprime i polmoni, non ci lascia respirare, e spesso l’unico modo che riusciamo a trovare per sopravvivere a tale sofferenza è quella di negarla, di soffocare i nostri sentimenti e la nostra vitalità fino a non sentirli più, provando la sensazione di avere un cuore avvolto dal cellophane. Diventiamo freddi, gelidi, sempre più distanti, morti dentro. L’unica cura è quello di bucare questa pellicola e lasciar sgorgare tutti quei sentimenti costipati e repressi, che a volte scendono goccia a goccia e altre volte dirompono in un singhiozzio interminabile, nel tentativo di tornare a respirare. Quando subiamo una ferita nel campo dell’amore, cominciano a sanguinare i nostri aspetti più vulnerabili e fiduciosi: viene colpito il nostro sé nella sua innocenza e incoscienza, non ci sentiamo più liberi di esprimere la nostra autenticità. Perdiamo la persona che amiamo, ma soprattutto perdiamo noi stessi. A volte una ferita fa riemergere un abbandono antico, lasciandoci nudi in tutta la nostra impotenza. Risanare un cuore trafitto, prendercene cura, accudirlo e rassicurarlo, accoglierlo e consolarlo ci permette di elaborare il dolore per far tornare l’amore, l’elemento più importante nella nostra crescita spirituale. 

La ghiandola endocrina del quarto chakra: il timo

L’organo endocrino collegato ad Anahata è il timo, che svolge un ruolo fondamentale per l’immunocompetenza, in particolare a livello dei linfociti T. Il sistema immunitario ha la funzione di proteggere da invasioni di agenti infettivi: i linfociti T vengono richiamati nel luogo dell’invasione dove si combinano con l’antigene per liberare sostanze chimiche in grado di eliminare le cellule estranee. Inoltre, inducono la risposta infiammatoria e la fagocitosi, e collaborano nella produzione di anticorpi da parte dei linfociti B. 

Dal punto di vista energetico, disfunzioni a livello del timo e del sistema immunitario possono riportare difficoltà nel difendersi, nella tensione di dover stare sempre in guardia per paura di essere feriti. Questi disagi mostrano una difficoltà nell’aprirsi all’altro: trattenere dentro di sé i propri sentimenti, le emozioni, i dolori ma anche le gioie, porta a indebolire in sistema immunitario, specialmente quando si vivono determinate emozioni senza riuscire a trovare le parole esatte per esprimerle ed esternarle. 

quarto chakra

Pietre per il quarto chakra, quali sono le più adatte:

  • Quarzo rosa: aiuta a superare i cambiamenti che seguono una separazione affettiva.  Aiuta allo stesso tempo ad aprirsi alle nuove relazioni nonostante le delusioni vissute nel passato.
  • Rodocrosite: rende allegri e gioiosi, stimola la sessualità e l’erotismo, ma soprattutto aiuta a amare se stessi.
  • Cristallo di rocca: è legata soprattutto al settimo chakra. Può essere usato anche sul quarto perché è di aiuto quando si vuole affermare la nostra natura.
  • Avventurina: l’avventurina attira la felicità e aumenta anche l’autostima. Promuove la passione non solo in amore ma anche verso i progetti.
  • Amazzonite: vi aiuta a conquistare la libertà della quale sentite di avere il bisogno, senza forzature ma prendendo pian piano consapevolezza delle cose.
  • Smeraldo: adatto a chi vuole lottare davvero per riuscire a risolvere i propri problemi. Bilancia le energie e sintonizza la persona con gli altri e l’ambiente.
  • Agata verde: è la pietra che incrementa la forza d’animo e apre maggiormente ai sentimenti.
  • Malachite: vi rende maggiormente capaci di comprendere gli altri. Aiuta a superare le paure in campo affettivo.
  • Giada: usatela se in questo periodo siete particolarmente irritabili. Vi insegna che la sconfitta fa parte del gioco e che non significa fallire.
  • Moldavite: apre la mente alle molte possibilità che la vita ci mette davanti. Con lei è possibile anche metabolizzare i traumi che fanno parte del passato.
  • Olivina: per finire troviamo l’olivina, ritenuta in passato capace di tenere lontani gli spiriti maligni. Riempie l’amore di cuore.

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BIBLIOGRAFIA

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