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Il secondo chakra: caratteristiche e pietre associate

Partendo dal primo chakra e seguendo l’energia ascensionale della Kundalini, incontriamo il centro Svadhisthana, termine che significa “dolcezza” o “dimora del sé”, che ci riporta ad un concetto di felicità corporale e sensuale. Il secondo chakra, chiamato anche chakra sacrale, è situato appunto nella regione sacrale fra l’ombelico e gli organi genitali; esso diffonde la sua energia nell’intera regione pelvica e negli organi del basso ventre, in particolare i reni, la vescica, l’uretere, l’uretra, l’intestino e le gonadi. Oltre ad essere fonte di energia riproduttiva attraverso la sessualità e la forza vitale, fa sgorgare il potere creativo legato ai nostri sentimenti più profondi e viscerali. Le ghiandole endocrine di riferimento infatti sono ovaie per le donne e i testicoli per gli uomini che, attraverso la produzione di estrogeni, progesterone e testosterone, governano anche l’aspetto umorale ed emozionale. 

Svadhisthana è legato all’acqua, simbolo di mobilità e flessibilità, e al suo potere creativo, purificante e depurativo: se dal punto di vista fisico consente di portare equilibrio eliminando le tossine e i liquidi in eccesso, dal punto di vista mentale e spirituale consente di sciogliere ed esprimere i propri sentimenti, aumentandone la consapevolezza e la condivisione. Passando infatti dall’essere del primo chakra all’altro, scopriamo le dualità e la loro attrazione nel completarsi a vicenda, arrivando al regno dei sentimenti e dei desideri, conoscendo il movimento interno dell’energia emotiva attraverso un processo di trasformazione. La dualità ci consente di conoscere l’opposto, di confrontarci con il diverso per operare delle scelte e poter crescere. È quando ci rapportiamo con l’altro che nascono le nostre emozioni, che possono essere di attrazione o repulsione, desiderio, rabbia, timore, tutto ciò che è il risultato dell’incontro tra consapevolezza e corpo che in qualche modo ci spinge a iniziare qualcosa, ad avviare un cambiamento. 

Svadhisthana è di colore arancione, colore con forte carica energetica che stimola la creatività e risveglia la voglia di vivere, ed è associato al senso del gusto, che ci consente di osservare i nostri gesti quotidiani attraverso le “lenti” di questo chakra, mentre ad esempio auguriamo dolci sogni, o parliamo di una conversazione inasprita, o ci torna alla mente un amaro ricordo. Dà gusto e colore alla nostra quotidianità. 

Il secondo chakra: piacere e creatività

Qual è la prima cosa che facciamo quando rientriamo in casa dopo una lunga giornata di lavoro stressante? Immagino che già mentre saliamo le scale, assaporiamo il momento in cui toglieremo le scarpe e ci accoccoleremo sulla nostra poltrona sorseggiando la nostra tisana preferita. Immediatamente dopo aver assolto ai nostri compiti, quello che andiamo a ricercare è un sorso di piacere. Se il dolore indica infatti la presenza di minacce, ben rappresentate in Muladhara, il piacere indica la cessazione del pericolo e la possibilità di spostare l’attenzione su noi stessi, rilassandoci e allentando la tensione per riconnetterci con i nostri sensi. Attraverso le sensazioni, apriamo le porte all’espressione dei sentimenti e delle emozioni, attraverso cui sperimentiamo la nostra energia vitale, il nostro “sentirci vivi”. Il piacere è essenziale per la salute del nostro corpo, del nostro spirito, e delle nostre relazioni: è la “vita” che mettiamo nelle nostre giornate, come godere di una passeggiata, di un tramonto, di cinque minuti a letto in più o di un tessuto morbido e comodo sulla nostra pelle. 

Il piacere è uno degli stimoli più forti per attivarci e farci muovere: è innamoramento, entusiasmo, motivazione. Secondo il principio del piacere di Freud, l’essere umano tende ad allontanarsi dal dolore per ricercare ciò che è piacevole e gratificante: in alcuni casi può trattarsi di frivolezze, ma, nella sua concezione più profonda, comprende quelle attività e quegli aspetti che consentono di entrare più profondamente nel tempio del nostro corpo in modo da poterci dedicare ad attività più elevate, come l’amore e la creatività. Purtroppo, molto spesso, la nostra cultura identifica la maturità con la capacità di repressione dei nostri piaceri, in virtù di un’ora di straordinario o di una casa più sistemata, facendoci provare sensi di colpa nel dedicare del tempo a noi stessi. Lo stesso vale per la nostra vena creativa, per i nostri hobbies e le nostre potenzialità uniche: bloccarsi a questo livello, può comportare la perdita di ispirazione per i nostri progetti o l’incapacità di seguire le proprie arti, concependole come “perdita di tempo”. Uno Svadhisthana equilibrato ci consente quindi di dare libero sfogo ai nostri impulsi in qualsiasi cosa creiamo, che si tratti di un’invenzione, un’idea innovativa, un figlio, un progetto, o la manifestazione della propria leadership. 

Il secondo chakra: identità emotiva

Il termine emozione deriva dal latino ex, fuori, e movere, muovere, riportando letteralmente la loro caratteristica di energia in movimento. Le emozioni rappresentano le reazioni che sentiamo e proviamo immediatamente in seguito a un fatto esterno o una condizione interna, e che solo in un secondo momento la nostra parte consapevole riuscirà a metabolizzare. Le emozioni provengono quindi dalla nostra parte inconscia: se consentiamo loro di emergere diventano consce, possiamo così identificarle e usarle, ma se le blocchiamo o tentiamo di reprimerle finiscono per nascondersi a livello inconscio, e senza rendercene conto ci facciamo governare da loro provocando danni nella nostra vita senza riuscire a riconoscerle e quindi a gestirle in maniera consapevole. 

Ogni volta che proviamo un’emozione, istintivamente l’impulso che abbiamo è quello di esprimerla attraverso il movimento: vorremmo saltare dalla gioia, oppure gridare la nostra rabbia, manifestiamo il nervosismo attraverso tic o gesti inconsulti, tremiamo dalla paura. Se tentiamo invece di controllarla o sopprimerla, tendiamo a congelarla nel nostro corpo, contraendo i muscoli, serrando la mascella, trattenendo il respiro: e questo porta a “fissarla” e portarla sempre dentro di noi, con il rischio di farne una malattia, a livello psicologico o anche fisico. Le emozioni positive, come la gioia e l’entusiasmo, manifestano il desiderio di muoverci verso qualcosa, a ricercarlo e a concretizzarlo: esprimono uno stato piacevole che accettiamo di buon grado senza desiderare di cambiarlo, dandoci appagamento e gratificazione. Le emozioni negative, invece, come la paura o la rabbia, ci portano ad allontanarci da qualcosa, spesso tentando di sopprimerlo o eliminarlo: immediatamente vogliamo rifuggirvi tentando di modificare quella sensazione, cercando di sostituirlo con un’altra emozione o provando a non sentirla, anestetizzandoci e scollegandoci dalla nostra identità emotiva. 

Per essere padroni di noi stessi e usare le emozioni che proviamo a nostro favore, dobbiamo innanzitutto essere consapevoli dei nostri desideri e delle nostre necessità, e accoglierli senza vergognarcene. Nel momento in cui reclamiamo le nostre necessità, ci assumiamo la responsabilità della nostra soddisfazione e gratificazione, senza incolpare gli altri dei nostri disagi. Inoltre, i desideri sono degli impulsi spirituali ed emotivi che ci spingono verso il cambiamento: ci danno l’energia necessità per cambiare, trasformarci, muoverci e realizzare la nostra crescita personale, ci spingono ad agire. Nostro compito verso la conoscenza di noi stessi è quello di comprendere quali necessità profonde si nascondono sotto i nostri desideri, per poterci evolvere come esseri umani. 

Il secondo chakra: luci e ombre nella dualità

Se in Muladhara eravamo concentrati su noi stessi e sul soddisfacimento dei nostri bisogni primari, Svadhisthana si manifesta nel nostro incontro con l’altro, con l’opposto e il complementare, per questo è associato al dualismo e la polarità. Scopo di questo passaggio fondamentale è quello ci comprendere e accettare entrambe le facce della nostra personalità – quella illuminata e quella oscura – quali componenti necessarie per l’equilibrio e il benessere, senza escludere ciò che riteniamo “sbagliato” o sconveniente. Solo recuperando la nostra ombra e riportando all’equilibrio le nostre polarità – maschile e femminile, yang e yin, mente e corpo, razionalità e sentimento – potremo riconnetterci in maniera sana con noi stessi recuperando la nostra interezza, anche fisica. 

La nostra ombra fa parte di noi, che ne siamo coscienti o meno. Quando se ne siamo consapevoli, però, riusciamo ad osservarla, a capirne i meccanismi e prevederne gli effetti, potendo così operare delle scelte a riguardo; ma se la ignoriamo lasciandola lavorare nel nostro inconscio, le permettiamo di perseguitarci nei nostri sogni, di sabotare il nostro lavoro, le nostre relazioni, portandoci a rivivere sempre le stesse situazioni anche in ambienti diversi. Inoltre, quando non riusciamo a riconoscere la nostra ombra, finiamo per proiettarla all’esterno e attirarla a noi attraverso le persone che entrano a far parte della nostra vita. Rifiutando una parte di noi, infatti, è come se ci polarizzassimo diventando dei magneti che attraggono a sé il polo opposto: attireremo un capo tiranno se rifiutiamo il nostro potere personale, un compagno freddo se siamo sempre disponibili, dei vicini di casa maleducati e rumorosi se siamo rispettosi e tranquilli. Le forti critiche che suscitano in noi queste persone, in realtà, non sono che rivolte alla parte di noi che noi stessi rifiutiamo: solo rappacificandoci e riappropriandoci della nostra ombra potremmo far luce sulle nostre vere necessità e sui nostri desideri, riuscendo finalmente a incanalarli in modo appropriato e costruttivo. 

Il secondo chakra: sensualità e affetto

La sessualità riunisce tutti gli aspetti che caratterizzano Svadhisthana: il piacere, i desideri, le necessità, le emozioni, le polarità. Incarna la forza di attrazione di Eros, che connette, unisce e delizia: accogliendola, riusciamo a fluire nel nostro corpo istintivo ed emotivo per avvicinarci alla nostra natura biologica; bloccandola, rischiamo di portarla all’esasperazione  nella sua forma demoniaca di dissociazione e perpetrazione. Spesso ciò avviene a livello culturale, quando questa forza vitale viene talmente repressa da portarla a sfociare in violenza e criminalità. Se l’astinenza applicata per un periodo di tempo può aiutare a liberarsi da antichi schemi ed abitudini, un’astinenza eccessivamente prolungata può invece diminuire la forza vitale oltre che privare del piacere e dell’esperienza di crescita che si sviluppano durante un rapporto. Un aspetto importante per raggiungere l’illuminazione, e quindi il proprio benessere completo, è comprendere la connessione con tutto ciò che ci circonda. La sessualità è il primo forte canale che porta a spalancare la strada alla comprensione dell’unione, è nel contempo la risoluzione e la celebrazione delle nostre differenze, che spesso ci separano dandoci un senso di solitudine e alienazione. Negando al corpo l’intimità e la liberazione sessuale, si elidono il piacere, i sentimenti e le emozioni che albergano nei chakra inferiori, lasciando un senso di vuoto, incertezza, insoddisfazione e separazione che mina la nostra pace interiore. 

La connessione che avviene all’interno di una coppia durante l’atto sessuale è molto più di uno scambio fisico: quando si ritrova faccia a faccia, la coppia ha tutti i chakra allineati ed ogni chakra vibra molto intensamente grazie alla profondità dell’eccitazione sessuale, permettendo uno scambio di energia molto forte. Questo tipo di scambio garantisce una forte manifestazione di affettività, intesa come somma finale della sessualità e necessità fondamentale di corpo, mente e anima. Il tocco della pelle, considerata la parte esterna del sistema nervoso, consente la stimolazione del nostro sistema interno, aiutando una sana maturazione dell’individuo, che diviene padrone di una maggiore stabilità emotiva ed intelligenza. L’atto del tocco, dell’abbraccio, della coccola sono manifestazione del sostegno curativo che doniamo all’altro, nel tentativo di calmarlo e avvicinarci a lui: è un modo per uscire dal nostro ego per connetterci agli altri trascendendo il senso di separatezza, aiutandoci a comprendere le emozioni degli altri attraverso l’affinamento della nostra empatia e chiarosensibilità. 

L’emozione del secondo chakra: il senso di colpa

Quando siamo sereni in connessione con noi stessi, percepiamo il diritto a provare determinate emozioni, a seguire i nostri impulsi e ad immergerci nella realizzazione dei nostri desideri. Molto spesso però siamo troppo concentrati sui nostri doveri e sulle aspettative che gli altri nutrono (o pensiamo nutrano) in noi, sviandoci dai nostri obiettivi e dalle nostre priorità. Ed è così che nasce il senso di colpa, che può manifestarsi come vergogna della propria fisicità, sconnessione emotiva dagli altri, o inibizione sessuale. A volte ci si può sentire “semplicemente” in colpa per qualsiasi cosa, non riuscendo a godersi quello che si sta facendo, privandosi di qualsiasi soddisfazione o piacere nel fare le cose. Come sentirsi in colpa per i soldi spesi per un weekend fuori nonostante abbiamo lavorato duramente, o sentirsi in colpa con la propria famiglia per gli orari di lavoro eccessivi, con il proprio capo per aver chiesto un permesso per la propria famiglia, sentirsi in colpa per non essere riusciti ad andare in palestra, o per aver fatto un’ora di straordinario in meno per essere andati in palestra! Ciò che tale sensazione ci comunica è che non dovremmo provare quello che sentiamo, non dovremmo provare determinati impulsi, desideri, necessità, non pensiamo di meritarcelo, non ci sentiamo abbastanza. Un senso di colpa di tale portata ci allontana dalle emozioni, scollegandoci da noi stessi e quindi dagli altri. bloccando la gioia e l’entusiasmo per le nostre attività.

La ghiandola endocrina del secondo chakra: le gonadi

Dal punto di vista endocrino, la maturazione avviene per opera delle ghiandole sessuali, ovvero ovaie e testicoli. I testicoli producono gli spermatozoi e secernono testosterone, che stimola lo sviluppo e il mantenimento dei caratteri sessuali maschili, quali la crescita dei peli, il tono di voce e l’accrescimento della massa muscolare. Le ovaie d’altro canto producono estrogeni e progesterone: gli estrogeni portano alla comparsa e al mantenimento di caratteri sessuali secondari, come i seni, mentre il progesterone prepara l’utero all’impianto dell’ovulo. Sia le gonadi maschili che quelle femminili, quindi, riportano alla propria maturità sessuale ed emotiva, date dall’equilibrio del rapporto con se stessi e con gli altri. 

secondo chakra
Pietre secondo chakra, l’elenco completo
  • Corniola: tra tutte le pietre arancioni collegate al secondo chakra, sicuramente la corniola è una delle più famose. Questo bel quarzo è capace di portare un notevole equilibrio. Possiede dentro di se sia le energie dello yin che dello yang.  Viene considerata da diversi secoli una buona pietra di protezione, adatta per difendere il suo possessore dalle energie negative. Porta diversi benefici anche all’interno dei rapporti amorosi, aumentando non solo l’intesa emotiva ma anche quella sessuale.
  • Quarzo golden healer: questo particolare quarzo non è molto conosciuto ma, una volta che si inizia a lavorare con lui, difficilmente riusciamo a separarcene. E’ noto alle persone anche come il guaritore dorato. Potete usarlo per liberarvi dai rimorsi delle scelte sbagliate che avete intrapreso nel passato. Lavora bene anche sugli attacchi di panico, dona calma.
  • Zircone arancione: questa bellissima pietra antica la potete utilizzare sul secondo chakra soprattutto per lavorare sul piano fisico. Allevia infatti i dolori mestruali, ma anche i classici crampi addominali. Dovete posizionarli “in loco” per ottenere i benefici.
  • Calcite arancione: la calcite è una di quelle pietre facilissime da trovare. Arancione poi, è perfetta se dovete lavorare sul vostro sistema immunitario o se volete stimolare il metabolismo. In realtà, nonostante lavora sul chakra basso, vi aiuta molto anche a livello mentale visto che può aumentare la vostra gioia di vivere ma anche la voglia di acquisire nuova conoscenza.
  • Topazio arancione: una pietra davvero molto utile perché promuove l’istinto, ma anche la sessualità e l’armonia. il topazio arancione rende le persone decisamente più spontanee. Promuove anche l’autoguarigione. Insegna a superare i problemi in modo molto più positivo, evitando così i periodi di spossatezza e depressione.
  • Pietra del sole: questa bella pietra arancione lavora in modo profondo sulla mente, è utile se dovete superare un attaccamento morboso verso qualcuno. L’esempio tipico è quello verso la famiglia, un attaccamento tale da impedirvi di prendere autonomamente le vostre decisioni, per paura di far soffrire i famigliari. Vi rende molto più ottimisti.
  • Opale di fuoco: questa bella pietra portafortuna varia nei colori dal rosso all’arancione. Io consiglio di indossarla quando c’è bisogno di stimolare la mente, affinché sia possibile raggiungere in modo sereno gli obiettivi.

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BIBLIOGRAFIA

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