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Il sesto chakra: caratteristiche e pietre associate

Salendo gli ultimi gradini della Kundalini, si arriva a Ajna, la sede della saggezza, il centro di comando del corpo sottile, infatti dal sanscrito si può tradurre come “percezione, conoscenza, comando”. Amministra i cinque sensi ma anche la mente conscia e subconscia, è in grado di modulare tutti gli altri chakra e i canali energetici che li attraversano. è la sede del discernimento, dell’intelligenza emotiva, della percezione della realtà, ma anche della razionalità e della saggezza. Ajna è localizzato subito sopra le sopracciglia, centralmente, nella zona dove viene attribuito il terzo occhio o occhio della mente: per questo viene anche chiamato chakra della fronte. A livello fisico, Ajna rifornisce di energia tutta l’area del viso oltre gli organi di senso che vi si trovano: gli occhi, le orecchie, il naso. La ghiandola endocrina di riferimento è l’epifisi o ghiandola pineale, che, attraverso la produzione di melatonina, regola i ritmi circadiani; inoltre, provvede alla sintesi di dimetiltriptammina (DMT), una triptammina psichedelica endogena che agisce come collegamento tra corpo e spirito, favorendo l’immaginazione, le visualizzazioni e i sogni lucidi. Elemento di questo chakra è infatti la luce, la mente, intesa come mezzo interpretativo per ottenere informazioni sul nostro ambiente circostante. 

In Ajna si uniscono i canali di energia delle tre nadi principali: Ida, canale di sinistra ,e Pingala,canale di destra, terminano la loro ascesa, mentre Sushumna, canale centrale, prosegue fino al settimo chakra, dove emergono i livelli di consapevolezza più elevati. La riunificazione delle prime due nadi simboleggia il superamento delle loro qualità opposte, così come la fusione dei due mondi della realtà (manifesta e immanifesta) raggiunta attraverso la meditazione, ed è rappresentata nei due petali alati attorno al cerchio. Lo stesso simbolo ricorda anche la sclera e l’iride di un occhio, il terzo occhio per l’appunto. Il sesto chakra stabilisce quindi un collegamento con il mondo spirituale, favorendo la conoscenza intuitiva, la visualizzazione creativa, l’intelligenza emotiva, la percezione della realtà e la saggezza. Il sesto chakra è di colore indaco, unione di vita e anima, dal forte potere rilassante e utilizzato spesso nelle pratiche meditative; il senso correlato la percezione extrasensoriale

Il sesto chakra: visualizzazione creativa

La vista ci permette di acquisire un’enorme quantità di informazioni su tutto ciò che ci circonda, che utilizziamo per creare una mappa interiore: con i nostri sogni e con le nostre visioni, poi, usciamo dall’inconscio per entrare in contatto con la nostra anima. Grazie alla vista interiorizziamo il mondo esterno, e, attraverso un linguaggio simbolico, esteriorizziamo il nostro mondo interiore, in un continuo scambio tra interno ed esterno, noi e l’ambiente, percezione e realtà. Il nostro modo di costruire la nostra realtà con le immagini interiori prende il nome di visualizzazione creativa: questo processo consente di conservare con cura un’immagine nella nostra mente, aumentando così le probabilità della sua materializzazione. La nostra vista non è data solo dai nostri occhi fisici, ma anche dal terzo occhio, che riesce a vedere al di là del mondo fisico e ci permette di comprendere tra le righe per avere una visione più ampia. Infatti non sono realmente i nostri occhi a vedere, ma la mente. Gli occhi fisici mettono a fuoco attraverso la cornea, che riduce e inverte uno schema di luce a livello della retina: le cellule della retina, stimolate, fanno partire una reazione chimica che scatena gli impulsi nervosi i quali, convertiti in impulsi elettrici, vengono condotti alla corteccia cerebrale. Il cervello quindi non riceve effettivamente i fotoni di luce, ma codifica gli impulsi elettrici. 

La luce è composta quindi da fotoni, descrivibili come dei pacchetti di onde: in quanto tali, sono simili alle onde sonore e possiamo applicare alla luce tutti i principi relativi che abbiamo visto per il suono. Unica differenza, è che il suono viene espresso attraverso un’oscillazione ondulatoria delle molecole dell’aria, mentre la luce è un’energia vibrazionale molto più sottile, più rapida ed elevata di quella del suono, e quindi è molto più veloce. Infatti, la luce viaggia più velocemente di tutti gli altri elementi che abbiamo visto finora: se il vento può raggiungere i 300 km/h e il suono 1150 km/h, con la luce parliamo di 300 mila km/s! Quindi possiamo dire che, se Vishuddha trascendeva la distanza, Ajna trascende il tempo. Nonostante i fotoni siano privi di massa, la luce è in grado di indurre energia sul metallo sotto forma di corrente elettrica secondo l’effetto fotoelettrico: i fotoni colpiscono il metallo, questo ne provoca lo spostamento degli elettroni, producendo corrente. Da notare che se la luce rossa, ad esempio, ha frequenze troppo basse per indurre corrente (indipendentemente dall’intensità), la luce blu o violetta con frequenze più alte può produrre corrente (in questo caso variabile in base all’intensità). Ergo, parlando di luce è più importante parlare di qualità che non di quantità: questa qualità, che varia in termini di frequenza, noi la sperimentiamo come colore. Questa è la base del funzionamento della Cromoterapia, che non solo modula i nostri aspetti più mentali e legati all’umore, ma anche quelli più materiali del nostro corpo. 

Questo spiega anche la forza delle nostre visualizzazioni: il nostro cervello non distingue tra un’immagine reale e una immaginaria per far partire una risposta da parte del nostro organismo. Infatti ci commuoviamo davanti a un film drammatico, se visualizziamo una fetta di limone percepiamo già il suo sapore, e se chiudiamo agli occhi e pensiamo alle vacanze tropicali che ci aspettano già ci spunta un sorriso e ci sentiamo più rilassati. Rafforzare e affinare la nostra capacità di visualizzazione ci consente di creare, tassello dopo tassello, una realtà per come la desideriamo.

Il sesto chakra: percezione e memoria

Il processo di interiorizzazione delle immagini percepite avviene attraverso la memoria. La memoria è un processo ancora per molti misterioso, come lo sono il modo in cui compaiono i sogni, le visualizzazioni o le visioni mistiche. A tale proposito, sono stati effettuati numerosi esperimenti, i cui risultati sostengono la tesi del neurochirurgo e scienziato austriaco Karl Pribram, il quale descrive il funzionamento della mente come un ologramma. Un ologramma è un’immagine tridimensionale che si crea attraverso l’intersezione di due raggi laser, uno diffratto dall’oggetto e registrato su un piatto, e uno riflesso da uno specchio, chiamato raggio di riferimento. Ci fa percepire la presenza di quell’oggetto come se fosse realmente lì, ma in realtà è solo luce, infatti possiamo passarci attraverso. Nel caso in cui dovessimo rompere il piatto, ogni suo pezzo sarebbe in grado di riprodurre l’intera immagine, seppur con qualche dettaglio in meno. Inoltre gli ologrammi possono essere sovrapposti sullo stesso piatto usando frequenze laser diverse. Quindi come funziona la nostra mente? Allo stesso modo, nella nostra mente non vi è un luogo particolare in cui sono custoditi i ricordi o le nozioni memorizzate, ma fanno parte tutte di un insieme che rimarrebbe tale anche se asportassimo una parte del cervello, o se la togliessimo inserendola poi al contrario (questi alcuni degli esperimenti sulle salamandre di Paul Pietsch o sui topi di Karl Lashley a metà del 1900). I ricordi sarebbero sfocati ma rimarrebbero comunque, nel momento in cui proiettassimo il nostro “raggio di riferimento” costituito dalle associazioni. La memoria quindi non risiede in qualche luogo particolare o a livello neuronale, ma nelle giunzioni tra i neuroni: infatti, le connessioni che i nostri 13 miliardi di neuroni creano formando il nostro ologramma sono costituiti da due movimenti di onde di senso opposto che nel momento in cui interagiscono producono lo schema di interferenze. 

Viaggiando verso il cervello, queste onde producono quello che sperimentiamo come percezioni: queste vengono immagazzinate nel cervello come frequenze codificate del movimento di onde, e possono essere attivate da uno stimolo, andando a creare le forme-onda. Questo ci può spiegare la nostra capacità di notare le somiglianze tra parenti, o riconoscere una stessa persona dopo tanti anni, così come il fatto di associare ad un fiore il suo specifico profumo o un’emozione ad una situazione. Questo modello olografico può accedere non solo le informazioni contenute nel nostro cervello, ma anche ad altre dimensioni, e questo spiegherebbe la dinamica di visione a distanza, chiaroveggenza, visioni mistiche e precognizione. Infine, il fisico statunitense David Bohm, nello stesso periodo di Pribram, aveva postulato un modello ologrammatico dell’universo, meglio indicato come “oloflusso” dato il suo dinamismo costante. Secondo Bohm, l’universo è “amalgamato” in un mezzo cosmico che consente un infinito numero di capacità di interferenza, in grado di fornirci le forme e le energie che poi possiamo sperimentare con la nostra mente olografica. Come se noi fossimo una parte del tutto e se il tutto fosse accessibile da ognuno di noi, in quanto “frammenti” di un piatto che proietta un ologramma più grande. Forse era questo a cui si riferiva Albert Einstein quando affermò: “Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata”. 

Il sesto chakra: chiaroveggenza e immaginazione

Il termine chiaroveggenza significa “vedere chiaro”. “Vedere” implica un’azione più profonda che guardare, richiede concentrazione e presenza. Guardare una persona ci porta a percepirne il viso, il corpo, i vestiti; vedere ci consente di percepire l’energia che lo circonda, l’aura. “Chiaro” definisce il cosa osservare, ovvero non gli oggetti materiali, ma ciò che ci sta attorno, lo spazio che li circonda e che definisce il loro campo di energia: non le cose, ma i rapporti tra loro, guardando il mondo nel suo insieme. Più chiarezza abbiamo in noi stessi, più siamo in grado di vedere le sottili proprietà del mondo circostante. 

La nostra visione, quando si sposta da ciò che osserviamo nel materiale, può assumere diverse forme. Ad esempio può diventare immaginazione, nel momento in cui ci viene chiesto di pensare ad un elefante rosa: probabilmente nessuno ne ha visto uno, eppure è comparso nel nostro cervello. Anzi, se ci soffermiamo a guardarlo possiamo scorgerne sempre più dettagli: notare la sfumatura di colore, la rugosità della pelle, l’espressione degli occhi. Possiamo vederlo in tre dimensioni osservandolo da tutti i lati, in una visione olografica. La chiaroveggenza quindi è un processo di visualizzazione specifica, in cui è possibile richiamare determinate informazioni a richiesta, che le conosciamo o meno: la mente usa un raggio di riferimento sotto forma di domanda per reperire dati nella nostra memoria olografica, dati che potevano essere completamente sconosciuti in partenza. Non è necessario che siamo stati noi ad aver messo le cose in un certo luogo per trovarle: le cerchiamo dove pensiamo che siano, come quando cerchiamo il detersivo sugli scaffali di un supermercato. Aver accesso alla memoria è quindi questione di trovare il giusto codice, di riuscire a porre le domande giuste: lo sviluppo della chiaroveggenza dipende unicamente dallo sviluppo dello schermo visivo su cui proiettare le immagini frutto della nostra immaginazione e dalla creazione di un sistema di accesso alle informazioni. Per arrivarvi, come abbiamo visto per la telepatia, è necessario svuotare la mente il più possibile con mindfulness e meditazione, per riuscire a mettere a fuoco con pazienza e apertura mentale. 

Il sesto chakra: sogno ed intuizione

I sogni collegano la nostra mente conscia con quella inconscia: ci offrono alternative alla realtà che siamo abituati a vedere, ai modi e agli approcci che utilizziamo nella nostra vita da svegli. Dobbiamo aprire la mente, usare curiosità, fantasia e creatività per poter mettere in atto le nostre capacità sopite di visione, visualizzazione, immaginazione, chiaroveggenza e introspezione. Dobbiamo imparare a vedere le cose in modo nuovo sotto diversi punti di vista, e integrare parti di noi che di solito escludiamo perché non abbastanza logiche o razionali. Spesso i sogni ci offrono la soluzione a molti problemi che la coscienza non riuscirebbe a districare, ci manifestano, in maniera simbolica, ciò che può unire i puntini dei nostri quesiti: è così che sono nate tante importanti scoperte e invenzioni, dalla struttura dell’atomo alla macchina da cucire. Sono delle rappresentazioni del nostro mondo interiore che lotta per manifestarsi in quello esteriore. Ci permettono di comunicare con noi stessi per aprirci alla consapevolezza attraverso le immagini: ci parlano della nostra salute, del lavoro, delle nostre relazioni, dei nostri desideri e dei nostri timori. Ci forniscono l’intuizione giusta per aprire gli occhi. 

Il sogno è il momento ideale per aprire la nostra mente alle intuizioni: nell’attimo in cui dormiamo, cediamo il nostro controllo razionale per affidarci a noi stessi e diamo modo al nostro intuito di farsi spazio. Non può essere forzata, come la volontà, ma richiede uno stato di apertura e di ricettività. In una cultura in cui viene privilegiata la logica all’intuizione, molto spesso non viene dato adito alla percezione e alla comprensione più ampia dei propri sogni. Difficilmente veniamo presi in considerazione se le nostre idee non hanno un supporto logico e razionale o se non siamo in grado di difenderlo con sostegni sequenziali, e purtroppo questa invalidazione interna sbiadisce sempre più le nostre capacità psichiche. 

La mente razionale ragiona a blocchi consequenziali, ma per afferrare concetti di coscienza cosmica e trascendente abbiamo bisogno di utilizzare dei mezzi più diretti di percezione. L’intuizione è come un fiammifero che illumina una stanza buia: luoghi rimasti nascosti ai nostri occhi per molto tempo, d’un tratto diventano visibili e possiamo scorgerne il colore, la mobilia, gli oggetti… Il lampo dell’intuizione è un’illuminazione momentanea della psiche, aumentando la nostra consapevolezza possiamo mantenere sempre più a lungo questi momenti. Con l’intuizione riusciamo a intravedere la strada da percorrere: è la saggezza luminosa che ci guida quando siamo confusi e in difficoltà. 

L’emozione del sesto chakra: l’illusione

L’illusione è il demone del sesto chakra, nasce nel momento in cui fissiamo un’immagine congelandola all’istante presente e quindi estraendola dal suo contesto spazio-temporale: la vediamo per quello che dovrebbe essere e non per quello che è, rendendola irreale. L’illusione di come dovrebbe essere il nostro corpo, la nostra casa, la nostra relazione, il nostro lavoro, ci allontana dalla possibilità di goderci e vivere il momento presente: questo ci porta a vedere unicamente gli aspetti negativi che stridono con la nostra idea illusoria, lamentandoci per quello che manca e privandoci della possibilità di apprezzare l’autenticità della nostra vita. Quel che è peggio, è che l’illusione alimenta se stessa con prove e controprove di quanto effettivamente siamo antipatici a qualcuno, di quanto siamo fuori forma e così via, portando attaccamento a quell’idea e generando scontento. Si crea un circolo vizioso che ci imprigiona all’interno di quell’ideale e da cui diventa impossibile uscirne: continuiamo a sentirci a disagio, ad alimentare chiacchiericcio mentale che non fa che sottolineare le nostre lacune, e viviamo con pensieri costanti e agitazione. In Ajna ha sede il nodo rudra granthi, che resta chiuso finché rimaniamo vincolati ai poteri intellettuali e l’immagine che abbiamo di noi stessi. Per fermare il loop è necessario risvegliare la coscienza e liberare il nostro terzo occhio, in modo da riuscire a vedere ciò che è dentro e fuori di noi senza distorsioni. 

La ghiandola endocrina del sesto chakra: l’epifisi

L’epifisi è una piccola ghiandola dalla forma di una pigna, da cui il nome di ghiandola pineale, situata al centro geometrico della testa, fra le orecchie, all’incirca a livello degli occhi. La sua funzione è quella di tradurre le variazioni della luce in ormoni, che vengono poi trasmessi attraverso il sistema nervoso per regolare il ritmo circadiano dell’organismo. Embriologicamente infatti deriva da un terzo occhio, che comincia a svilupparsi ma poi degenera, ma che ancestralmente costituiva un vero e proprio fotorecettore: infatti, è ancora presente negli anfibi e rettili con questa funzione. L’epifisi infatti produce melatonina, a partire da triptofano e serotonina (il cosiddetto “ormone della felicità”), sulla base della quale viene regolato l’orologio biologico che consente la modulazione di più di un centinaio di funzioni corporee. L’epifisi produce anche la dimetiltriptamina (DMT) in alcuni momenti, come il sonno, quindi responsabile dei sogni lucidi, o gli stati di coscienza alterati. Inoltre viene secreta in dosi considerevoli nel momento della nascita e della morte, e per questo viene intesa come un ponte tra mondo fisico e spirituale. Le funzioni dell’epifisi la rendono un organo di coscienza privilegiato, che consente di prendere coscienza del proprio stato imparando a decodificare i propri sogni e le visioni sottili, accompagnandoci nel nostro percorso evolutivo. 

sesto chakra
Pietre per il sesto chakra
  • Ametista: l’ametista è la pietra che per eccellenza è collegata al sesto chakra. Aiuta a trovare la concentrazione e aumenta anche le percezioni extrasensoriali.
  • Acquamarina: questa varietà di berillio è utilizzata principalmente per armonizzare il quinto chakra ma, va bene anche per Ajna. Potenzia proprio la comunicazione con Sé interiore.
  • Agata viola: l’agata viola è una buona pietra per lavorare sul sesto chakra, promuove l’empatia.
  • Alessandrite: una pietra incredibilmente rara e per questo motivo difficilmente la troviamo tra le pietre di un appassionato di cristalloterapia. Si dice che aiuti a trovare soluzioni alternative ad ogni problema.
  • Ametrino: rafforza la vostra forza di volontà. Lavora tanto sul sesto chakra quanto sul settimo.
  • Azzurrite: aiuta a controllare le emozioni, a non lasciarsi trascinare emotivamente dai risultati delle decisioni prese in passato. E’ utilizzata da medium e sensitivi perché espande la visione del terzo occhio.
  • Celestina: per molti nota come la pietra degli angeli. Vi aiuta a portare in superficie ciò che da tempo ristagna nell’inconscio.
  • Fluorite viola: è la variante di fluorite più amata. Legata al terzo occhio lo stimola e porta consapevolezza. Incrementa l’intuizione, protegge i bambini dagli incubi ed è utile in meditazione.
  • Labradorite: questa pietra aumenta il magnetismo. In realtà lavora sul sistema energetico a 360° perciò è utile anche per il sesto chakra. Perfetta se volete entrare in contatto con i regni superiori o il vostro mondo interiore attraverso la scrittura automatica.
  • Lapislazzuli: stimola l’apertura del terzo occhio. Dona saggezza e rende creativi.
  • Sugilite: una pietra molto importante in cristalloterapia. Dona equilibrio tra mente, corpo e spirito. Caccia rancori e sensi di colpa.
  • Tormalina blu: viene chiamata indicolite ed è una varietà di elbaite. In passato era considera una pietra depositaria di poteri occulti.
  • Zaffiro: Si dice che lo zaffiro attivi i poteri psichici e doni l’acutezza mentale. Stimola il terzo occhio e permette di accedere agli stadi più profondi della coscienza.

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BIBLIOGRAFIA

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